M’improvviso imbonitrice
Camicia a fiori stampati per questa donnetta sorpassata, dalla capigliatura datata, qualche foruncolo appena visibile a disturbare il suo volto. La mano è fissa in tasca, il viso è immobile, di lei si muovono solo gli occhi. Poi spunta una donna, una standista, di quelle uscite dalla fiera di Tativille in Playtime di Tati, ha intenzione di mostrarle il suo campionario di mercanzie alla moda. La donnetta non finge, non annuisce, non batte ciglio e lascia che la venditrice provi a sentirsi inadatta.
- Mi sento ridicola.
Dopo quanti minuti la vendeuse si è arresa?
Solitamente è l’uomo comune, l’uomo della strada, che viene preso di mira nelle candid camera, in questa situazione è l’uomo mentre lavora che diventa l’oggetto da osservare. Una specie di insolita prova di resistenza per misurare il parametro caparbietà della vendeuse. Il quadro così dipinto sembra interessare gli esperti di risorse umane che sperimentano ordalie varie sulla pelle di aspiranti ragazzette part-time. Una crudeltà originata dalla pressante e continuata cultura del test, viene ingenerosamente e ciclicamente applicata. Ciò per provare la necessità di possedere faccia tosta e cinismo bastante ad operare il convincimento. La sottostante umiliazione insita nell’insistenza può scambiarsi anche per un’arte che richiede un talento forte nel portare l’acqua al proprio mulino. La figura dell’arrendevole vendeuse fa riemergere le falle di un sistema nel quale vige una regola prioritaria ma scoraggiante: convincere che quello che si offre è valido a prescindere dalle proprie convinzioni. La performance di presentazione è importantissima. Lo iato tra chiacchiere e fatti sconforta. Quello che si dice di fare è più importante del fare stesso…