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   quando si gioca a bowling da soli

 

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29/05/2004  
 

Il corpo che fu

La vista di seni cascanti, tristi fondoschiena sedentari, incolta peluria che protegge buccia d’arancia color carne, non mi abitua ad accontentarmi. L’asimmetria del corpo, la carne traboccante, sono tutti elementi di un quadro asservito al tempo che passa. Il carattere è un plusvalore. Si tende a sparire per il provvisorio rifiuto del corpo dell’hic et nunc. La prigione è il corpo che fu.

Vado alla ricerca di pensieri freddi, distaccati dal corpo liscio e da curve allineate.

E’ l’ora del banchetto senza regole e delle menti a convivio.

 

postato da francescabowie | 15:33 | commenti (24)


05/05/2004  
 

Blando vigilare

 

Ormai è maggio e il Seveso, dicono, ha esondato. La vita in prossimità di un fiume non l’ho mai praticata. Mi è capitato di arricciare il naso a causa dei miei dirimpettai abusivi, di bramare di munirmi di manganello per darle di santa ragione ai disturbatori che popolano questa baraccopoli che il comune e non so chi altro, si ostinano a non smantellare, nonostante l’amianto. Chiudo la parentesi striscialanotizioide.

Ho registrato le mie idee su una micro-cassetta e quando mi sono riascoltata ho sentito un’inflessione forzata, come se il mio parlato cercasse di liberarsi da accenti identificativi. In aggiunta una balbuzie tipica di chi non vuol esser chiara, ma quello è un vizio naturale.

Un audio-diario prende nota delle alleanze strane, nelle mie storie, tra piloti di elicotteri a nolo e tenutarie di vivai specializzati in piante tropicali.

Questo, forse, non è il vettore appropriato per portare a galla le mie promettenti trovate.

L’audio-appunto ha una sua utilità considerando il caos di fogli che hanno in custodia i pezzi della mia nuova storia. Kaufman procede in questo modo, in Adaptation, in italiano Il ladro di orchidee. Ma Kaufman non c’entra. Ho dovuto patteggiare una tregua per il rischio di un’atrofia della mente. Troppi stimoli, lo strumento non ce la faceva. Il ricorso al microcassette-recorder mi ha parzialmente dato un’illusione di organizzazione maggiore e una parvenza di possibilità per convivere con me stessa.

Dunque nessuna stramberia del caso, solo un mezzo per non rimanere priva di memoria.

Questo per dire che per me questi sono giorni di composizione.

Leggendomi e rileggendomi, ad alta voce o tra me e me, ho notato un uso eccessivo di litoti. Tutti quei non. E così l’apprezzare diventa un non ingiuriare, bizzarro è non-ordinario.

E’ come se la mia scrittura volesse sottrarre l’enfasi o sminuire, oppure fosse un sintomo di pudore.

Uno strano pudore, un ritrarsi di fronte alle cose come sono, una discrezione nella descrizione.

Vi assicuro, è una discrezione involontaria, una contrazione non voluta come un riflesso rotuleo.

Dovrei sconsacrarmi più spesso quando scrivo, per evitare l’equivoco discrezione-ipocrisia. Qui ci sono troppi cumuli inespressi di sincerità.

Il mio vigilare pro-discrezione dovrebbe esser più blando.

 

 

postato da francescabowie | 16:27 | commenti (25)