Destino
Certe creature di Dalì si muovono finalmente in un corto, Destino, di cui ho catturato qualche immagine qui. Si tratta di un progetto di Walt Disney e Dalì del 1946, tornato in essere nel 2003. Sublimi movimenti e sequenze unite dalla musica messicana di Destino.
“It's a simple love story, where boy meets girl.”
Così la definì Disney. Una semplice storia d'amore. Nel frattempo è stato già proiettato in diversi festival, in gennaio al Sundance. Sto qui a sentinellare che esca in formato acquistabile.
E intanto scrivo, per scaldarmi la mano, in cerca del mio porto. (Maria Luisa Spaziani da Transito con catene).
Inconcludente.
Mi chiedo quando archivierò la mia inconcludenza. Sarebbe ora di fraternizzare con la concretezza o continuare a fare sberleffi al culto del successo?
Mi incuriosisce questo titolo : Diario di un'inconcludente. Una didascalìa ideale per il blog, ma torniamo al libro. Leggevo qualche commento su I'm not scared di Ammaniti pubblicato in America da Random House (!) e mi sono imbattuta in un'intervista a Benjamin Anastas, autore inconcludente. Ecco l'incipit del suo diario pubblicato in Italia da Neri Pozza:
Ho cominciato alla grande. Primo di due gemelli monozigoti, ho anticipato di ben sette minuti l'ingresso nel mondo del mio riluttante fratello, senza contare il momento di sospensione dell'incredulità di lattante in sala parto. Quando lui, alla fine, è emerso, podalico, avvolto nel cordone ombelicale e tranquillo nel forcipe dell'ostetrica, io avevo già ricevuto il mio schiaffetto di benvenuto e mi ero fatto strada tra gli umani a forza di strilli, mentre mani esperte mi tagliavano il cordone, mi pulivano e avvolgevano nelle fasce.
Il suo nome è William, ed è un'anti-eroe in piena regola, orgoglioso di aver deluso chiunque nella sua vita. Ci risiamo: punta sul vivo, ecco il nervo scoperto. In un intervista Anastas metaforizza la figura dell'inconcludente affermando: Se fosse un cocktail sarebbe un Martini: una parte di ermetismo (il vermut) e tre di infelicità (il gin). A volte mi allineo dietro la sublime bandera dell'infelicità, stasera però questo cocktail non lo preferisco.

Leggera.
Voglio bearmi di curve panciute. Un fisico sottile: un pensiero-purga dalla serenità, dal raziocinio. Non devo più essere fedele a questa debolezza. L’estate, la calura. La gioia inesistente del mostrare. Il peso con i suoi alti e bassi acquisisce troppa dignità. S’incunea nei discorsi, nelle intenzioni di una magrezza meno imbarazzante. Esiste nelle privazioni coscienti. Esiste nei momenti incoerenti in cui ti risolvi in un’immagine allo specchio, in briciole di muscoli.
Eppure continuo a pensare che vorrei sentirmi più leggera.
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