La fibra della libertà
Esistono visioni che arrivano in soccorso alla povertà di idee. Esistono collezioni di immagini e suoni a formare una fibra necessaria, la fibra della libertà.
" L’Italia è al 53° posto nella classifica mondiale sulla libertà d’informazione. 53 su 166. Non è una bella posizione, non è una bella posizione, l’avete mai sentito dire questo in televisione?O al telegiornale? Non mi pare proprio. Mi direte voi: se ne avessero parlato non saremmo al 53° posto. E sono d’accordo con voi" Sabina Guzzanti -Raiot-
Per chi volesse recuperare la cult-puntata: http://www.blogoltre.it/blog/archives/000292.html
Un abito non ordinario
C'è una commissione che ti aspetta all'angolo, per ogni cosa. Voglio esserne il giurato-principe. Affronto la sfida sentendomi incompleta, infiltrata nel coro dell'e-vox populi. Ascolto pennuti starnazzanti dagli altari della politica e mi affaccio alla poesia, voglio indossarne l'involucro amico, voglio vestire un abito non ordinario. Abbraccio i versi di qualcuno, per evitare gli schemi. Volevo averne uno, ma dall'architettura ingarbugliata. Le mie annotazioni hanno esile struttura, prendono quello che i miei giorni offrono e il riflesso di oggi emana da queste parole:
Ecco c’è l’acqua che scorre verso il suono limpido e la luna aperta dispiega la sua diffusione.
Il calendario dice che è inverno ma che ci siano piccole foglie è un fatto e gli odori si adeguano alla volta celeste.
La città è circa tre chilometri distante superstrada verso est, uscita centro, le luci vanno, attratte da altre luci.
Il mondo si presenta a noi che acconsentiamo a deporre la lama, a riconoscere la notte come pura assenza di sole.
In sacche confinanti, più in basso, germinazioni di caos.
grazie Bruno Galluccio per queste parole
http://www.sagarana.net/rivista/numero12/ventonuovo5.html
La sostanza della critica
Le ambizioni di aggiornamento del weblog sono state soddisfatte. La cronica pigrizia subisce un arresto e mette da parte la discontinuità. Dissacrare è un mestiere, la cui responsabilità a volte fa godere gli intelletti che si barcamenano tra critica (poco auto- in verità), e ironia (questa più auto-). Nell’angolo c’è un tipo di lettore, colui che si imbeve dei giudizi altrui, facendoli propri, e poi un’altra razza, colui che si informa, raccoglie dati, recepisce, assorbe e confronta. La lettura comporta l’attivazione di immunità contro i germi delle ingerenze di chi si appropria della tua mente nei minuti di fragile inconsapevolezza. Eppur l’intelletto si muove. Ha da muoversi. Soffre la sete di parole non ammucchiate a caso, vuole agitarsi e ribellarsi all’overload di fogliacci. Solo così la memoria si veste di contenuto. Solo così la conoscenza può trasformarsi nella “sostanza della critica”.
Arendt e Weil
Nel marasma di articoli sopravvissuti nei miei cassetti-cassaforte ho recuperato uno scritto di Antonio Gnoli. Risale al 14 novembre del 1996, il titolo è “La strana coppia”. Gnoli intervista Roberto Esposito e ne recensisce il libro appena pubblicato. Il titolo all’epoca mi incuriosì molto :“L’origine della politica”.
La creatura uscita dalle stamperìe si compone di pagine che mettono a confronto due pensatrici che hanno squartato il Novecento dal suo lato peggiore. Hanna Arendt e Simone Weil, donne che è difficile accaparrarsi ideologicamente, annoverate tra quegli autori che non sono ascrivibili ad alcuna scuola, che hanno posto alla politica domande talmente radicali da far esplodere le tradizionali categorie con cui la si indagava. Ma chi è Hannah, e chi è Simone?
“Fino alla fine Simone Weil resterà una donna sola, senza amori, né amicizie, lei non appartiene al mondo ma semmai a quella linea di confine fra ciò che è terra e ciò che non lo è. Hanna Arendt è invece sicuramente una figura che vive fortemente la dimensione mondana, non rinuncia agli amori, alle amicizie. A vederle (queste due donne che non si sarebbero mai incontrate) sembrano agli antipodi: visibile, raffinata, disponibile la Arendt. Invisibile, sporca (come rilevò poco gentilmente Bataille), intransigente la Weil. C’è qualcosa che colpisce nella loro duplice avventura esistenziale: è il lato femminile della filosofia. Qualcosa, insomma, che ha a che fare con la vita stessa. Ed è tanto più urgente e curiosa la loro battaglia, in quanto si misurano con ciò che di più maschile esista: il potere, la violenza, la forza. Come dire? Due donne entrano per la prima volta nella storia della filosofia con un pensiero che mette in crisi quella stessa storia. Hannah e Simone usano entrambe categorie dai tratti femminili, che rovesciano una tradizione di pensiero che vede nella morte un punto di vista da cui guardare le vicende filosofiche.
Per approfondire : Roberto Esposito “L’origine della politica” Donzelli.
|