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   quando si gioca a bowling da soli

 

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30/09/2003  
 

Saggezza da bignami

La domenica di tivvù generalista si è rianimata passate le cinque. Il pc diventava nemico, perchè "inesorabilmente" spento.

Questa dell'aggiornamento è una sindrome, una "addiction" neanche tanto nascosta, a dire il vero. Il frigo miracolosamente vuoto sembrava sigillato, perchè il "buonsenso" impera in questi casi. L'energia va risparmiata (solo quando viene a mancare). Questi consigli dell'ultim'ora andrebbero raccolti in un manuale. "Saggezza da bignami": un titolo perfetto. La "luce", che mia madre si ostina a confondere con l'energia elettrica, ritorna. Ho il tempo di confrontarmi di nuovo col telecomando, con questo numero esiguo di canali. Vorrei ritrovare la "luce". Macchè! Accendo e trovo Silvio che festeggia il suo compleanno a reti unificate. (Neanche le "sue" reti, ma le nostre, quelle per cui paghiamo il canone). Sarebbe meglio rimanere disconnected... Continuo a flagellarmi. Seguo una giornalista in un anfratto, scorgo scaffali, libri, un uomo... Scorre in sovraimpressione la scritta: Intervista ad un eremita. Allora a questo punto in onda potrebbe anche andare un'intervista al drugo!!!

Ma poi mi riprendo, c'è "La Chambre du fils", come direbbero a Cannes.

La ripartenza "morettiana" per questo lunedì piuttosto autunnale mi è gradita. Mi rallegro al pensiero di non dovermi sentire orfana di Sky. Mi chiedo se questa mia condizione di fruitrice della tivvù generalista mi faccia entrare in quella nicchia di sfigati che non hanno la parabolica. Il mio balconcino è privo della famosa antenna e la mia casetta non è sky-dotata, dunque in casa mia non atterrerà alcuna stella (come mi suggerisce la martellante campagna pubblicitaria). Oltre alla sindrome da orfanella di sky, è scattata anche la corsa all'acquisto del latte a lunga conservazione, visto il blackout. E poi chi sarebbe questo Toshio Okada, in visita al MIT, così meritevole da beccarsi addirittura un'home page dedicata.. http://www.mit.edu/

Fondatore della Gainax? Mi sembra una casa farmaceutica ed ecco che vien fuori la mia inesistente giapponesità... Che sdegno. E pensare che ho anche letto Neon Genesis Evangelion... Per chi non sospettasse di cosa sto farfugliando provvedo a precisare: trattasi di fumetti manga.

La mia estraneità all'argomento potrebbe indignare i più, ma io avevo altro da leggere nella mia vita. E coi fumetti stavo sulla difensiva, "infantili" mi dicevo.

Anche se stasera avrei preferito un fumetto al Silvio a reti unificate. Mi son ridotta a questo, a rispolverare passate mancate letture e a scrivere post disimpegnati. Per oggi escludo posizioni pacifiste. Mi sento asincrona. E Silvio appare come un personaggio di un fumetto, il re della saggezza da bignami. Poveri noi, eterni pensionandi...

postato da francescabowie | 01:53 | commenti (13)


27/09/2003  
 

Because the night

L'illogico palinsesto della terza rete mi fa prospettare un notte insonne, figlia dell'attesa per Il settimo sigillo. Punterò la sveglia e mi riapproprierò della mia cinefilìa, o forse la cinefilìa si riapproprierà di me.. Mi arrovello su Buongiorno, notte e sugli occhi prismatici di Chiara, sulla rassegnazione del prigioniero onorevole, sull'arresto di Enzo. Pellicola dignitosa e degna di essere vista. Sono devota alla saletta, al film d'autore e so anche che don Andrea coraggiosamente ha riaperto il Fatima, un cinema che esala un olezzo-mistura di umidità e incenso. Poltroncine obsolete e ricche di storia di intense proiezioni ti accolgono e non ti lasciano andare più via. L'inverno sa di quelle proiezioni, di serate freddolose infrasettimanali e di infinite attese. Il limbo autunnale non conserva neanche il suo pavimento-tappeto di foglie rinsecchite, assiste alla furia di queste parole che tramortiscono e travolgono come uno tsunami.

Attenti! A passeggiar tranquilli sul lungomare si rischia anche di esser trascinati via o al massimo di essere vittima di qualche assalto di ratti cascanti dalle palme, all'uopo trasformatesi in dimore confortevoli per topi et similia. Sconsiglio dunque romantiche soste sulle panchine.

Ma come siamo giunti al lungomare dal Fatima? Sono gli scherzi che la stanchezza mi gioca. Le palpebre impunemente si socchiudono, di colpo fluiscono nuove immagini : me che ricorro all'amore come ad una strategia per la stabilità. E poi musiche e parole. Canti fragili e connubi di emozioni, di sentimenti nuovi e aperti. Ritrovo il filo, mi rialzo, è un cordone ombelicale. Forse è vero, questa casa a volte sembra un reparto neonatale, peggio di una clinica per mentecatti!

postato da francescabowie | 01:37 | commenti (11)


26/09/2003  
 

Una danza innaturale

L'insonnia adolescenziale creava strade parallele da percorrere idealmente. La solitudine era maieutica. La biro mi assecondava con immediatezza. Le ambizioni di fuga si aggiungevano ad incoerenti e irriguardosi scontri all'interno del bozzolo familiare. Ora l'habitat è il medesimo, qualche complemento d'arredo ha fatto il suo tempo ed ora sulla mia testa pende un calendario di Praga. La cattedrale inquietante di San Vito. Ricordo che nel duemila sentivo di essere libera. Il treno era una casa invitante. Il risveglio sempre una nuova scoperta. Viaggiare mi manca.

Mi sento come una danzatrice sorda. Ballo passi senza ascoltare, a memoria. Filastrocca di movimenti e saltelli stonati. Groviglio di intenti preconfezionati. Meglio sarebbe infischiarsene della coreografia che qualcun'altro ha deciso, e iniziare a sentire.

Il quaderno del passato si schiude e stasera reclama nuovi passaggi, nuovi criptici componimenti; emana segnali d'inchiostro sbiadito. Mi disimpegno senza indolenza, ignorando quell'acuminato strale che è l'autoanalisi. Continuo la danza. Conosco i passi di questa danza immobile, a memoria.

Ancora cercherò il viaggio da tradurre nel mio brano da antologia.

postato da francescabowie | 02:40 | commenti (6)


23/09/2003  
 

Atipico spleen

 

Azzardo collage di parole per evocare su questo moleskine ideale dei momenti, colonne asimmetriche su cui si regge questo tempio di carta.

Mi stupisco quando leggo articoli densi di disinformazione e giocoforza elaboro. Tutto passa dentro questo filtro-imbuto e mi viene restituito sotto forma di una ridda di falsi.

Nervi scoperti : scopro di averne, tanti. Seguo un filone di ipotesi malsane, ma aderenti al mio "elaborare". Durante l'età pre-adulta pensavo che il mio modo, la mia maniera di "elaborare" fosse atipica. Ora il mio quarto di secolo mi insegna che non è così. O meglio che è così, finquando non inzia il "disincanto". E mi sento come un funambolo inesperto. Quell' inesperienza che ha dato e continuerà a dar vita a questo spleen.

postato da francescabowie | 02:32 | commenti (23)


20/09/2003  
 

Making of (non)Sense

Cosa ha preceduto la nascita del blog? Sicuramente un'agenda. Una scandiscigiorni con relativo talloncino da strappare per segnalare l'avvenuta dipartita delle settimane che trascorrono, magari con qualche intestazione, tipo "Banca delle risorse diaristiche" e qualche frasetta iniziale dal valore di "premessa della mia vita" et cetera (ogni tanto rispolverare il latino farebbe anche bene). Non siete interessati periodicamente da una specie di incontrollabile narcisismo, di sindrome-vacuità interiore da disoccupato? La mia dark fiber (Geert Lovink non intendeva quello che intendo io!), ha reclamato una seria amplificazione dello spazio disponibile. Non si è più accontentata di inchiostro su carta morta e non accessibile ad alcuna tipologia di lettore. E questa materia blobbante reclama le sue ragioni, si origina come moto di narrazione, come sommossa di un "dentro" fin qui nascosto, fin qui non letto, fin qui mai proposto. Dovrei finirla di prendermi così sul serio e sputacchiare frasette meno velenifere. Che strano dualismo che vive qui, inizialmente serietà grossolana e poi tanto mettersi alla berlina... Come per dire: ho tante cose da dire, ma a chi veramente interessa? Cavoletti! La blogghite si sta acutizzando, e queste pOstole stanno crescendo sempre di più... Comunque sempre meglio di una malattia venerea.

 

postato da francescabowie | 03:10 | commenti (12)


17/09/2003  
 

Controcanto

Cosa posso inventare e reinventarmi, se stanotte non ho la smania da articolista, se non ho cronache sul caso da proporre, se cerco risposte nel mio manoscritto non letto, se leggo pagine e non ricordo nulla. Vorrei che il buon senso si globalizzasse, che interessasse anche larga parte di chi filosofeggia sputtanando materia grigia, e di chi stronca i film senza averli visti. I barlumi delle mie movenze ansiose e poco ardite hanno senso relativo mentre cerco di coniugare verbi che non mi si addicono: fingere, sghignazzare, ironizzare. Controvento, controccorrente, ma oggi tutto ciò ha ancora significato? O siamo artigiani del nulla, e il nostro è uno scalpello immaginario che plasma sabbiose statuine pronte a dissolversi alla prima nuova onda? Le risposte continuo a cercarle nelle gioie e le pene vissute in un libro di poesie, in un romanzo che aspira ad essere foglio vivo, e nel gioco delle mie movenze nervose, eppur autentiche...

postato da francescabowie | 02:37 | commenti (5)


11/09/2003  
 

Interstizio Notte

Il tropico dello stivale vien travolto dal nubifragio nella vigilia dei dolori d'oltreoceano. Osama impoverisce il nostro umore, l'umana paura rinasce, perchè la malasorte sembra in agguato e si distende nelle strade metropolitane, striscia sulle schiene di inconsapevoli avventori. Le belle notizie non esistono, i tempi moderni si srotolano e vivono di facili dicotomie e irregolarità ormai accettate. La grafia che mi identificava, scomposta e a volte incerta, soccombe di fronte ad anonimi copia-incolla. Attingere è un'arte. Le informazioni in forma magmatica sottragono l'originalità, respingono l'inventiva. La notte dei giochi lirici e dei sapienti stratagemmi da parolaio matto inizia e finisce qui. Vive nell'interstizio, lo spazio che costruisco tra i vaticini di Osama e l'assassina pioggia di fine estate. Sono metereopatica.

postato da francescabowie | 02:25 | commenti (10)


10/09/2003  
 

La vita sullo schermo

 

Il meriggio è una delizia quando si balla il tango con Bertolucci a Paris, si vive in quell'appartamento la passione di Jeanne dal cappellino fiorito e di Paul, tenebroso Brando d'altri tempi. Esistono le urgenze del  cinefilo, quelle che  consumano le ore disponibili, ti costringono piacevolmente alle filmvisioni intime. Il temporale mi ha accompagnato l’altra sera in Iran, lì ho seguito donne col velo,  che circolavano nervosamente in una città di uomini incapaci di “sentire”(Il cerchio di J.Panahi).   E poi, Mathilde, il caso la vuole vicina di casa di Bernard, così si abbandona a deliqui nascosti, segno di mai sopita passione della serie: mai con lui e mai senza di lui…Lei non può scegliere perché la vita ha più fantasia di noi(La signora della porta accanto di F. Truffaut). 

La lente della vita sembra farci avvicinare a quelle storie, quasi a farci entrare dentro.

Così settembre cresce per diventare un pallido ricordo, agosto lo soppianta col suo peso di vita, ed io, donna, continuo a vivere le trasformazioni staticamente, la curiosità suggerisce altro, ma l'indolenza sgarbatamente risponde...

postato da francescabowie | 20:28 | commenti (2)


03/09/2003  
 

are you such a dreamer ?

 

 

postato da francescabowie | 16:36 | commenti (4)
 

Sognatori a Paris

"Un omaggio a Godard, a Parigi e al '68: nel suo ultimo film, Bernardo Bertolucci celebra la sacra trinità di sesso, politica e cinema...". Credo che non potrò prescindere dalla visione di The Dreamers, ascoltate cosa scrive in un reportage dal set David Thomson, da "Film Comment" di Novembre/Dicembre 2002 :

Nella luce del tramonto, Bernardo Bertolucci guida una camera car che segue un attore americano che gironzola lungo un ponte di Parigi. Non si tratta, tuttavia, del ponte a più livelli Pont de Bir Hakeim, che il regista ha reso così iconico ne Il Conformista e Ultimo Tango a Parigi, ma del confinante Pont d’Iena, che collega la Torre Eiffel al grandioso Palais de Chaillot. Né sta filmando un angosciato Marlon Brando di mezza età, ma un Michel Pitt straordinariamente giovane, corti capelli biondi e una copia spiegazzata dei Cahiers du Cinema nella tasca della giacca, che si dirige verso la Cinématheque Française nella scena d’apertura del primo film di Bertolucci in quattro anni, The Dreamers.

Qualche settimana prima che iniziassero le riprese in Giugno, Bertolucci aveva assistito a un’affollatissima proiezione di Ultimo Tango a Parigi alla Salle Wagram, 30 anni dopo che la scena della competizione di tango venisse girata proprio li. Se è tornato in questa città, non è, come suggerivano alcune indiscrezioni, per girare un film politico-epico a proposito dei famigerati "eventi" del Maggio ’68, quando gli studenti parigini lanciavano ciottoli e bottiglie molotov alla polizia CRS, mentre gli scioperi paralizzavano il paese. Anche se The Dreamers termina con questi eventi, in realtà, secondo le parole del regista, il film è "uno studio intimo e affascinante delle relazioni". Secondo la sceneggiatura del romanziere (ed ex giornalista di Film Comment) Gilbert Adair, gran parte dell’azione si svolge all’interno di un appartamento, dove un giovane americano (Pitt) si trova eroticamente intrecciato alla misteriosa vita che condividono due gemelli francesi, come lui post-adolescenti ma non ancora adulti. Gli attori sono Louis Garrel, figlio del regista Philippe, e Eva Green, figlia dell'attrice Marlene Jobert.

Se questo cast già suggerisce un gioco cinefilo in atto (nonostante un'intensa serie di audizioni), si inserisce del resto alla perfezione in un film che celebra la sacra trinità di sesso, politica e cinema. Questi personaggi fanatici di cinema intessono i loro legami durante le pubbliche dimostrazioni che si tengono nel loro tempio, la Cinemathèque Française, ai tempi del licenziamento del suo fondatore Henri Langlois da parte del Ministro della Cultura André Malraux. Nel Febbraio del 1968, il Palais de Chaillot (sede di museo e sala cinematografica della Cinemathèque) e le strade circostanti erano stipate di dimostranti, con la CRS in umore bellicoso: una mini rivoluzione che secondo il parere di molti fu il seme di quel che seguì in Maggio.

In quello che ama considerare un'ellissi temporale proustiana, Bertolucci ha richiesto agli attori Jean-Pierre Kalfon e Jeanne-Pierre Léaud di ricreare i loro ruoli durante le dimostrazioni vere. Entrambi declamano uno scritto da Godard, e benché un Léaud tristemente invecchiato arrivi sul set in stato di agitazione, la sua invettiva è portata a termine con sorprendente intensità. Dopo, Bertolucci e la sua troupe sono visibilmente commossi. Poi il regista aggiunge qualche ornamento di sua invenzione, con dimostranti che fanno rotolare delle pizze di film vuote giù per gli scalini dell'entrata della Cinemathèque. Quando un assistente esorta le comparse a gridare la loro scelta di titoli, lui respinge il primo suggerimento, quel Prima della Rivoluzione di Bertolucci stesso, che ebbe la sua prima francese proprio alla Cinemathèque, nel gennaio 1968. Come commenta il regista in tono obliquo, mentre contempla quegli stessi scalini sepolcrali, "Ecco la tomba dove va a finire tutto ciò che facciamo".

The Dreamers è prodotto dal fedele alleato di Bertolucci Jeremy Thomas, che dopo essersi assicurato la Città Proibita per le riprese de L'Ultimo Imperatore non ha certo paura della burocrazia francese. Per due notti è garantita la blindatura della Avenue de Messine, in modo da ricreare il caos e l'esultanza dei disordini di quel Maggio. Come fa notare il production designer Jean Rabasse, le strade con i ciottoli si possono oramai trovare soltanto nelle zone alte di Parigi, dove è difficile del resto avvistare uno studente. Qui l'atmosfera è decisamente più tesa, perché Bertolucci ha improvvisamente tirato fuori un finale alternativo che richiederebbe delle scene extra di dialogo. Tuttavia, si continua a filmare più che fluidamente, i membri della troupe riescono anche a ridere della temutissima frase "nuove battute", e Louise Garrel è in procinto di perfezionare il modo corretto di lanciare una molotov.

Nelle settimane che precedono il ridimensionamento della troupe, e prima che tutti si rifugino all'interno di un set al chiuso, Bertolucci si sta visibilmente divertendo nel rivisitare un'epoca di passioni giovanili. All'interno di un caffè, Eva Green seleziona da un jukebox "Tous les garçons et les filles de mon age" di Françoise Hardy, e passa tra i tavoli oscillando in uno shimmy mentre evoca immagini di Anna Karina (che più tardi visiterà il set: un momento proustiano fuoricampo). Il trio ribelle fa addirittura una gara di corsa attraverso il Louvre in un tentativo di battere il record di Anna Karina e compagnia in Per conto proprio di Godard. Nel Maggio '68, Bertolucci era impegnato a dirigere il suo film più godardiano, Partner, per le strade di Roma. Oltre 30 anni dopo, lo spirito della Nouvelle Vague permea il suo nuovo film, ma con una maggiore dolcezza; Bertolucci mi fa notare che i suoi attori hanno una curiosa somiglianza con il trio dannato di Jules e Jim. Per quello che ho potuto vedere, Parigi lo sta stregando di nuovo.

L'articolo si trova qui : http://www.sentieriselvaggi.it/articolo.asp?idarticolo=5294&idsezione=102

postato da francescabowie | 16:11 | commenti


01/09/2003  
 

postato da francescabowie | 23:56 | commenti (1)